3 Dicembre – Giornata Internazionale delle persone con disabilità

3 Dicembre – Giornata Internazionale delle persone con disabilità

Si celebra oggi, 3 Dicembre, la Giornata internazionale delle persone con disabilità. I dati Istat forniscono un quadro di sostanziale fragilità nel nostro Paese, “con evidenti svantaggi” per i disabili rispetto al resto della popolazione. Nel nostro Paese, nel 2019, le persone con disabilità, ovvero che soffrono a causa di problemi di salute, di gravi limitazioni che impediscono oro di svolgere attività abituali, sono 3 milioni e 150 mila (il 5,2% della popolazione). Gli anziani sono i più colpiti: quasi un milione e mezzo di ultra settantacinquenni (il 22% della popolazione in quella fascia di età) si trovano in condizione di disabilità e un milione di essi sono donne.

Giornata Internazionale delle persone con disabilità – La disabilità in Italia

La “geografia della disabilità” vede al primo posto le Isole, con una prevalenza del 6,5%, contro il 4,5% del Nord ovest. Le Regioni nelle quali il fenomeno è più diffuso sono l’Umbria e la Sardegna (rispettivamente, il 6,9% e il 7,9% della popolazione). Lombardia e Trentino Alto Adige sono, invece, le Regioni con la prevalenza più bassa: il 4,1% e 3,8% rispettivamente. Il 29% delle persone con disabilità vive sola, il 27,4% con il coniuge, il 16,2% con il coniuge e i figli, il 7,4% con i figli e senza coniuge, circa il 9% con uno o entrambi i genitori, il restante 11% circa vive in altre tipologie di nucleo familiare.

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Violenza sulle donne: come reagiscono i bambini?

Violenza sulle donne: come reagiscono i bambini?

Che cosa succede se si chiede a un bambino di dare uno schiaffo a una bambina sua coetanea? Come reagiscono i bambini davanti alla violenza sulle donne? Un video girato da un giornalista italiano lo dimostra.

«Prendila a schiaffi!» è il titolo di un video girato da un giornalista italiano: è una sorta di esperimento sociale per capire come i bambini reagiscono alla violenza contro le donne, un modo per dimostrare quanto la genuina innocenza dei bambini arriva dove spesso falliscono le persone adulte.

Ai bambini, tutti di età compresa tra i 6 e gli 11 anni, viene presentata per strada una coetanea: si chiede loro di farle un complimento – e qui c’è chi si imbarazza e chi si mostra molto spigliato – poi di darle una carezza, poi ancora di farle una linguaccia. I bambini eseguono, divertiti. Quando però il giornalista chiede ai bambini di dare un bello schiaffo alla bambina davanti a loro, qualcosa s’inceppa: c’è chi spalanca gli occhi, chi fa la faccia arrabbiata, chi rimane sconvolto.

Tutti rispondono con decisione allo stesso modo: «No!».

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Filastrocca contro la violenza sulle donne

Filastrocca contro la violenza sulle donne

«Filastrocca contro la violenza sulle donne» è una filastrocca creata dallo scrittore Mimmo Mòllica per ribadire quanto sia importante sensibilizzare le persone sul tema della violenza contro le donne.

La violenza contro le donne rappresenta un importante problema di sanità pubblica, oltre ad una violazione dei diritti umani. Ha effetti negativi a breve e a lungo termine, sulla salute fisica, mentale, sessuale e riproduttiva della vittima. Le conseguenze possono determinare per le donne isolamento, incapacità di lavorare, limitata capacità di prendersi cura di se stesse e dei propri figli. I bambini che assistono alla violenza all’interno dei nuclei familiari possono soffrire di disturbi emotivi e del comportamento.

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La violenza contro le donne spiegata ai bambini

La violenza contro le donne spiegata ai bambini

Spiegare la violenza contro le donne con un libro: “Chiamarlo amore non si può”. 23 autrici raccontano ai bambini e alle bambine le infinite facce della prevaricazione, fisica, psicologica e sessuale. “Chiamarlo amore non si può” è un libro per dialogare e riflettere insieme ai bambini e ai più giovani su questa realtà, ancora così diffusa, della violenza contro le donne.

Spiegare la violenza contro le donne con un libro

Secondo uno studio completo pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità oggi più di un terzo delle donne nel mondo (35,6 %) che subiscono la violenza fisica tra le mure di casa non riescono a dire ‘no’ a ogni forma di sopruso (non ce la fanno per mille ragioni, non è un giudizio).

Quella che si consuma, spesso in segreto, nell’intimità della casa (ma non solo), è una violenza che assume mille maschere: a volte, si nasconde dietro gesti più sottili e ‘ambigui’ che non lasciano segni sulla pelle. Perché oltre alle botte e al sesso-stupro, esistono anche le minacce, le umiliazioni, le intimidazioni e le denigrazioni perpetuate giorno dopo giorno.

Chiamarlo amore non si può è il libro scritto da 23 autrici per raccontare ai bambini e alle bambine la violenza contro le donne. Che troppo spesso è giustificata proprio in nome di quel sentimento, di fatto, invece, calpestato e ucciso.

Questi 23 racconti esplorano tra gli infiniti risvolti della prevaricazione verso le donne cristallizzandoli in una fotografia che non mente… Pagine dure, a tratti poetiche e strazianti, a volte ‘gelide’ e impietose, che non fanno sconti alla verità. Perché è necessario affrontarla (senza fronzoli) per dire stop a quelle esperienze che nessuna bambina, ragazza e donna dovrebbe mai vivere.

La violenza contro le donne spiegata ai bambini e alle bambine

25 Novembre – Giornata Internazionale contro la Violenza sulle donne

25 Novembre – Giornata Internazionale contro la Violenza sulle donne

Con la Giornata contro la violenza sulle donne, che si celebra il 25 novembre, si vuole porre l’attenzione su una tematica dolorosa e, purtroppo, sempre attuale che è quella della violenza sulle donne.

Questa importante ricorrenza è stata istituita dall’assemblea dell’Onu nel 1999. La data del 25 novembre è stata scelta per ricordare il sacrificio di Patria, Minerva e Maria Teresa, tre sorelle che, a causa della loro militanza politica contro il regime del dittatore dominicano Rafael Leonida Trujillo, furono brutalmente trucidate nel 1960. Le sorelle Mirabal, fervide attiviste politiche della Repubblica Dominicana e sostenitrici del “Movimento 14 giugno”, mentre stavano andando in auto a far visita ai loro mariti (anch’essi incarcerati per la loro militanza politica), furono fermate dalla polizia, condotte in una piantagione di canna da zucchero e, dopo indicibili torture, gettate in un precipizio per simulare un incidente. L’opinione pubblica comprese subito che si trattò di un efferato assassinio. L’eco di tale tragedia si diffuse, però, solo dopo la morte del dittatore. E il sacrificio delle donne fu noto al mondo intero solo nel 1999, quando questa storia intrisa di violenza e di disuguaglianza di genere giunse sul tavolo dell’assemblea dell’Onu.

Anche l’Italia, dal 2005, celebra il ricordo di tutte le donne vittime di violenza. Perché ancora oggi, a distanza di cinquantotto anni dall’assassinio delle sorelle Mirabal, a casa, a scuola, a lavoro, per strada, su internet, una donna su tre (secondo i dati forniti dall’Onu) subisce violenza fisica e psicologica.

Giornata contro la Violenza sulle donne: i dati ONU

I dati forniti dalle Nazioni Unite, relativi a 87 Paesi, sono decisamente allarmanti: il 19% delle donne tra i 15 e i 49 anni ha dichiarato di aver subito violenze fisiche e/o sessuali da parte di un partner intimo nei 12 mesi precedenti al sondaggio. Ecco quindi che per l’ONU e per ogni paese che il 25 novembre porta avanti la sua battaglia in difesa delle vittime, la Giornata contro la violenza sulle donne è anche un monito per raggiungere un traguardo fondamentale nell’ambito dei Diritti Umani: non lasciare più nessuna donna indietro e sola. E soprattutto, mettere finalmente fine alla violenza, di qualsiasi tipo essa sia.

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